giovedì 9 agosto 2012

Zafferano salentino

Zafferano - fonte: alceosalentino.it
E' estate, tempo di feste patronali, di mercatini e specialità tipiche. Non mancano le bancarelle di "scapece gallipolina" , pesciolini pescati e conservati in strati di mollica di pane bagnata in aceto e zafferano.
Mi sono chiesta come la scapece possa essere un piatto tipico, se non ho mai visto una coltivazione di zafferano in Salento...
Allora ho consultato il mio bellissimo Erbario dei monaci cistercensi di Martano:


"Zafferano di Thomas: Crocus Thomasii ten. Iridacee. Si tratta di una varietà locale e i suoi stimmi godono delle stesse proprietà dello zafferano sativus: aromatizzanti, coloranti, aperitive, digestive, stimolanti, emmenagoghe" (fonte: Erbario Salentino - erbe e piante medicinali del territorio di Martano e zone limitrofe)

Quindi, lo Zafferano salentino esiste...
E' bastata una ricerca su google per confermare quanto scritto sull'erbario.
E' stato un articolo di Nunzia Maria Ditonno e Santina Lamusta ad illuminarmi.
Raccontano che  nel 1400 lo zafferano si coltivava in Terra d'Otranto, soprattutto a Lecce, Galatina, Porto Cesareo, Grottaglie, Oria e Nardò. Continuano dicendo che Antonio de Ferrariis, il Galateo, nel De situ Iapigiae, scrive che questa pianta era coltivata da tempo immemore, senza che alcuno sapesse quando era stata introdotta, per cui la si pensava spontanea. I documenti antichi raccontano anche le modalità di coltivazione, con una precisione da moderno manuale di giardinaggio.
Nell'articolo si dice anche che adulterazioni, frodi, uso di sostanze coloranti sostitutive hanno determinato la decadenza della coltivazione a partire dal XVII secolo.
I nostri avi hanno continuato a consumare altri tipi di zafferano: lo zafferano maggiore e quello di Thomas.
Con il passare del tempo, nel nostro Salento, la notorietà di questa antica coltivazione così preziosa (nel Medioevo una libbra di zafferano, equivalente a poco più di 30 grammi e ricavata da circa 5000 fiori, costava quanto un cavallo), è diminuita sempre di più, fino a scomparire, o quasi.

Per questo ho deciso di far tornare qui l'oro giallo, ospitarlo nella mia terra.
O forse è lui che, come un emigrante che ha deciso di tornare nei luoghi dell'infanzia, mi  ha chiesto ospitalità.
Faccio una prova.
Mi accontenterò di veder sbocciare un solo fiore.
Sarò soddisfatta se riuscirò a raccogliere i pistilli, riuscire ad essicarli e assaggiarli.
Ma forse la mia immaginazione è troppo veloce.
Meglio fare un passo alla volta...


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